Eugène Ionesco, 1972
Macbett, di Eugène Ionesco, 1972
Riflessione lucida sulla follia e sull’insensatezza umana nella brama insaziabile per il potere, il Macbett di Eugène Ionesco (1972) offre una riscrittura moderna della tragedia shakesperiana di particolare attualità. Il caos del mondo contemporaneo, segnato anche dalla perdita di autenticità del logos, è qui rappresentato in una chiave grottesca, con una poetica che è per molti versi debitrice dell’archetipo della cupidigia materialista e politica del père Ubu di Alfred Jarry (1896). Nel contesto di un’assurdità burlesca ed esuberante, il carattere dei grandi personaggi tragici si trova così ridotto a fanfara e a solennità ridicola e tronfia. Dopotutto, per dirla con Ionesco, è proprio l’humour che «rende consapevoli, con libera lucidità, della condizione tragica o derisoria dell’uomo». L’adattamento del Macbett da noi proposto presenta una versione essenziale dell’opera di Ionesco, con una regia incentrata sul gioco dell’attore in stretto dialogo con il testo originale dell’autore e con l’accompagnamento sonoro, rumoristico e musicale.
Interpreti: Siyuan Chen, Viola Cicoria, Olivia Del Sante, Pablo Comune, Stefano Martelli, Giovanni Pessina, Aurora Matilde Viola Sempio, Giulia Tonello, Gabriele Vaschetti.
Musiche: Andrea D’Oria
Scene: Sara Marenco
Costumi: Giulia Tonello, Sara Marenco
Regia: Leonardo Mancini
Durata: 1 ora.