dall'omonima pièce di Witold Gombrowicz (prima edizione 1947).

Il matrimonio

“Il matrimonio” (Ślub), 1947

L’«Io è un altro» scrive Rimbaud; «l’io è il muso che mi hanno affibbiato gli altri», pensa Witold Gombrowicz, secondo l’interpretazione critica offerta da Jan Kott (1971). Nella seconda opera teatrale dell’autore polacco Witold Gombrowicz (1909-1969), il cerimoniale umano, e in particolare il rituale del matrimonio, sono al centro dell’attenzione. Concepita come farsa tragica, la pièce interroga i modi in cui l’impotenza dell’uomo, cui resta solo la possibilità dello scontro e di gesti simbolici e deformanti, assume le manifestazioni più grottesche. Con una teatralità ispirata alla commedia dell’arte, al circo e all’Ubu Roy di Alfred Jarry, lo spettacolo propone un adattamento dell’opera di Gombrowicz. In una dimensione sospesa fra sogno e veglia, si trasferisce la vicenda dalla cupa notte della Seconda guerra mondiale al nostro tempo contemporaneo, nel quale indifferenza, senso di impotenza e volgarità convivono nuovamente nel vivere quotidiano.

Studio shelves

Compagnia

Interpreti: Gabriela Checchia, Pablo Comune, Siyuan Chen, Viola Cicoria, Eleonora Congiu, Olivia Del Sante, Arturo Gerace, Stefano Martelli, Anita Masi, Camilla Rizzo, Aurora Matilde Viola Sempio, Francesca Tomalino, Giulia Tonello, Gabriele Vaschetti, Giorgio Zaccarelli.
Musiche: Andrea D’Oria
Luci: Marco Usmigli
Adattamento drammaturgico e regia: Leonardo Mancini

Durata: 1 ora

Fotografie: Alessio Dell’Anna

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