Witold Gombrowicz, 1948
“Il matrimonio” (Ślub), 1948
L’«Io è un altro» scrive Rimbaud; «l’io è il muso che mi hanno affibbiato gli altri», pensa Witold Gombrowicz (1904-1969), secondo l’interpretazione critica offerta da Jan Kott (1971). Nella seconda opera teatrale dell’autore polacco, il cerimoniale umano, e in particolare il rituale del matrimonio, sono al centro dell’attenzione. Concepita come farsa tragica, la pièce interroga i modi in cui l’impotenza dell’uomo, cui resta solo la possibilità dello scontro e di gesti simbolici e deformanti, assume le manifestazioni più grottesche. In una dimensione sospesa fra sogno e veglia, la vicenda, ambientata da Gombrowicz nella cupa notte della Seconda guerra mondiale, è riportata al nostro tempo contemporaneo, nel quale indifferenza, senso di impotenza e volgarità convivono nuovamente nel vivere quotidiano.

Ensemble
Attori: Gabriela Checchia, Pablo Comune, Siyuan Chen, Viola Cicoria, Eleonora Congiu, Olivia Del Sante, Arturo Gerace, Stefano Martelli, Anita Masi, Camilla Rizzo, Aurora Matilde Viola Sempio, Francesca Tomalino, Giulia Tonello, Gabriele Vaschetti, Giorgio Zaccarelli.
Musiche: Andrea D’Oria
Coreografie: Francesca Tomalino
Adattamento drammaturgico e regia: Leonardo Mancini
Durata: 1 ora.









